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martedì 29 ottobre 2013

Cucinare il...Cavolfiore

Cucinare il Cavolfiore! Lo trovate 
al Mercato Laurentino, BOX N°2 ORTO DEL QUINTO
Siamo aperti da Martedì al Sabato dalle 7:30 alle 13:30 
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Il Cavolfiore, originario dell'Asia Minore, è un ortaggio tipico della stagione invernale.
In cucina può essere consumato sia crudo che cotto: se mangiato crudo, è una fonte di vitamina C e B6, acido folico e potassio, mentre se viene cotto è ricco di vitamina C e B6, potassio, acido folico e rame.
Crudo si mangia al naturale, in insalata come antipasto o in pinzimonio.
Cotto, sia caldo che freddo, lo si può consumare insieme alle minestre, alla pasta, gratinato al forno con besciamella e parmigiano, nella preparazione di torte salate o più semplicemente condito con olio e limone.
Per risultare più appetitoso la cottura deve essere al dente; se aggiungete qualche fetta di  limone durante la cottura eviterete che le cime diventino gialle.
Si conserva in frigorifero, non lavato, anche per 10 giorni.
Una volta cotto, invece, si può conservare chiuso in un recipiente, possibilmente di vetro, al massimo per 2 giorni (Fonte).Un terzo modo è cucinarlo in conserva. Ecco come fare:
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Cavolfiore in Conserva
Ingredienti
 2 kg di cavolfiori
un litro di aceto
un quarto di vino bianco
pepe in grani
una scorzetta di limone
3 foglie di alloro
una stecca di cannella
olio
foglie di dragoncello

Preparazione
Pulite 2 kg di cavolfiori e divideteli in cimette.
Fate bollire un litro di aceto con un quarto di vino bianco, 10 grani di pepe, una scorzetta di limone, 3 foglie di alloro, una stecca di cannella e una presa di sale.
Immergetevi le cimette e scolatele 5 minuti dopo la ripresa del bollore.
Sistematele in 3 vasi da mezzo litro, unite qualche fogliolina di dragoncello e copritele di olio.
Chiudete i vasi, unendo, se occorre, altro olio e conservate per 3 mesi in un luogo buio.(Fonte)

giovedì 18 aprile 2013

Stagione di...Fave

Secondo Plinio, le fave contenevano le anime dei defunti e venivano usate quindi nel culto dei morti come "incantesimi protettori".

Sono arrivate le nostre FAVE!
Andate a farne incetta al
Mercato Laurentino, BOX n°2 ORTO DEL QUINTO!
Siamo aperti da Martedì a Sabato dalle 7:30 alle 13:30
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La fava è il frutto di una pianta erbacea (Vicia faba) che appartiene alla famiglia delle Leguminose.
Le varietà che possiamo trovare sono:
la precoce d’Aquitania che è la varietà di fava migliore, l’Aguadolce e la Siviglia molto produttiva e precoce.

Storia

Si pensa che le fave, non avendo la necessità di essere cotte per essere consumate, siano state tra i primi legumi che l’uomo abbia mangiato, addirittura prima del 3000 a.C.
Si sono trovate delle fave nei resti di villaggi neolitici in Svizzera, come in tombe egiziane risalenti al 2400 a.C.

La fava si dice originaria dell’Africa settentrionale e in Cina, già 5.000 anni fa, veniva usata come alimento.
Successivamente la sua coltivazione si diffuse anche tra gli Egizi, i Greci e i Romani.
Oltretutto in Grecia, le fave venivano usate in politica nelle votazioni per confermare un “progetto di legge”: le fave bianche indicavano consenso positivo, quelle nere, negativo.

Tra i romani le fave ebbero un grande successo, tanto che venivano mangiate anche crude assieme al baccello quando erano particolarmente tenere; una delle famiglie più importanti della storia di Roma, cioè i Fabi, si dice che prese il proprio nome dalla fava.

Ma nell’epoca imperiale la fava subì un crollo e divenne il cibo di mero appannaggio delle classi povere.

Così, per tutto il Medio-Evo e fino al secolo scorso, le fave secche, cotte in svariati modi, hanno costituito la principale base proteica alimentare di molte popolazioni, specialmente di quelle meridionali d’Italia.

In America le fave vennero introdotte dopo la scoperta di Cristoforo Colombo e tutt’ora si coltivano ampiamente nelle regioni dell’America latina.
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Cucina
Conservazione
Per essere consumata, la fava fresca va tolta dal baccello e poi si deve procedere nell'eliminazione dell'escrescenza posta lateralmente alla fava.
Una volta sbucciate le fave fresche sono molto delicate, si conservano in frigorifero al massimo 2-3 giorni;
in alternativa, possiamo sbollentarle (all’incirca per 4-5 min), farle raffreddare, riporle in sacchetti ben chiusi e congelarle.

Consumo
La fava si può consumare sia cotta che cruda.
Cruda, si accompagna generalmente con del formaggio pecorino, pancetta, salame o semplicemente con pane e cipolle; cotta è usata invece per la preparazione di zuppe e minestre.

Le fave secche private del tegumento vengono bollite senza ammollo preventivo e rammolliscono fino a diventare un purè, si consumano solitamente con verdure amarognole come la cicoria. Mentre le fave secche con il guscio vanno cotte dopo un ammollo di parecchie ore, come per i fagioli e i ceci.

La più diffusa preparazione prende il nome di fave alla senese e prevede una cottura di almeno quaranta minuti con pancetta, aglio, prezzemolo e, naturalmente, olio, sale, pepe e un po' di brodo per bagnarle di tanto in tanto e consentire una cottura abbastanza prolungata: alla fine le fave saranno molto morbide e il liquido ritirato.

Le fave fresche possono anche essere arrostite dopo essere state incise, come si fa con le caldarroste.

In Spagna un piatto tipico cucinato con le fave è la fabada, (salsiccia in umido), in cui le fave sostituiscono i fagioli, nella preparazione.


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Proprietà
Le fave forniscono al nostro organismo una buona quantità di potassio, magnesio, ferro, selenio, rame e zinco; inoltre sono ricche di proteine, vitamine, fibre e sali minerali.
Le fave sono tra tutti i legumi il meno calorico ma comunque con un alto potere nutritivo; sono particolarmente indicate per contrastare l'anemia.
Nelle fave fresche è presente un aminoacido chiamato L-dopa che pare abbia la proprietà di alzare la concentrazione di dopamina nel cervello; questa sostanza è presente in alcuni farmaci utilizzati per la cura del morbo di Parkinson. Alcuni pazienti sostengono che i benefici effetti delle fave sul Parkinson durerebbero di più rispetto a quelli dei farmaci.
La presenza abbondante di fibre alimentari favorisce l'attività dell'intestino contribuendo all'eliminazione di tossine e scorie; la vitamina C invece, oltre che a proteggere l'organismo dalle malattie permette anche l'assorbimento del ferro contenuto nelle fave stesse.
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Curiosità
Il cibo dei Morti
Nell’antichità le fave erano il cibo rituale dedicato ai defunti e venivano servite come piatto principale nei banchetti funebri.
I Romani le consideravano sacre ai morti e ritenevano che ne contenessero le anime, molto probabilmente questa credenza era legata ai caratteri botanici della pianta: le sue lunghe radici che affondano in profondità nel terreno; il suo lungo stelo cavo, secondo le credenze popolari faceva da tramite tra il mondodei morti e quello dei vivi, ma erano soprattutto i suoi fiori bianchi con sfumature violacee e con una caratteristica macchia nera, a ricordare la lettera greca theta, lettera iniziale della parola greca thànatos che significa morte.

In seguito con l’avvento del Cristianesimo la tradizione popolare muto’ dal mondo Romano questo uso delle fave, e cosi’ a seguire nel X secolo le fave divennero cibo di precetto nei monasteri durante le veglie di preghiera per la Commemorazione dei Defunti.
Per la stessa ricorrenza vennero usate come cibo da distribuire ai poveri o da cuocere insieme ai ceci e lasciare a disposizione dei passanti agli angoli delle strade.
In Toscana, in Veneto e in Calabria era tradizione recarsi al cimitero e mangiare fave sulle tombe dei propri cari.
In Liguria piatto tipico del 2 novembre era lo “stoccafisso e bacilli”, stoccafisso con le fave, mentre nel Veneto erano le “faoline”, semplici fave, e in Sicilia le “fave a coniglio“, che venivano lesse con aglio e origano.
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Un Dolce regionale
Le Fave Triestine sono invece tutt'altra cosa!
Dagli archivi di una delle più antiche pasticcerie triestine, la Pasticceria Pirona fondata il 1 gennaio 1900, risulta che le fave entrarono a far parte delle golosità di Trieste all'epoca dell'inaugurazione del Castello di Miramare.
Dolci, rotonde, a base di mandorle, dalla dimensione di una piccola ciliegia, del colore bianco naturale, rosa o marron, apparivano verso la metà di ottobre in tutte le vetrine di pasticceria. Anche oggi le fave sono il dolce tipico nella ricorrenza della festività dei morti, quando le vetrine delle pasticcerie si riempiono di sacchettini marrone, rosa o bianchi.
Nelle ricette originarie, a cui i migliori pasticcerie si attengono ancora, le mandorle venivano macinate e lasciate asciugare per due giorni in un canto del focolare, per poi essere amalgamate a zucchero, uova e alcool.
L'amalgama ottenuto veniva poi divisa in tre parti alle quali si aggiungevano cedro per le fave bianche, cacao per quelle marroni e olio di rose per quelle rosa, lasciandole infine tostare in forno appena tiepido.

Fonti: giallozafferano.it, mr-loto.it, agraria.org, cibo360.it,

giovedì 21 marzo 2013

Stagione di...Agretti

Sono arrivati i nostri Agretti! Andate a farne incetta al 
Mercato Laurentino, BOX n°2 ORTO DEL QUINTO
Siamo aperti da Martedì a Sabato dalle 7:30 alle 13:30 
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Gli Agretti, detti anche...
Barba del negus, miniscordi, senape dei monaci, finocchi di mare, bacicci, soda, ruscano, roscano, riscolo, lischi..!
Il suo nome più comune deriva proprio dal sapore leggermente acre.
Sono le piantine giovani della "Salsola soda", di provenienza mediterranea.
E' una verdura tipica della tradizione Kasher, utilizzata nei pranzi che vengono fatti per lo Shabbat, il giorno di riposo domenicale, nei mesi di primavera.
La tradizione giudaica del consumo di questo ortaggio risale ai tempi antichissimi ed è mantenuta viva soprattutto nella comunità ebraica romana.
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Proprietà
Gli agretti sono ricchi di potassio, caroteni, vitamina C e B3 e soprattutto calcio. Proprio per la loro composizione nutrizionale sono molto diuretici, rimineralizzanti e depurativi. Grazie al contenuto di sali minerali e clorofilla, gli agretti facilitano l’eliminazione delle scorie e depurano il sangue da colesterolo e trigliceridi.
Sono rinfrescanti e leggermente tonici.
Per sfruttare al meglio le loro caratteristiche nutrizionali, l’ideale sarebbe consumarli ogni giorno per un mese, ben lavati, scottati al vapore.
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Cucina
Gli Agretti costituiscono un ottimo contorno ed accompagnamento a svariate portate.
Il suo uso alimentare è documentato fin dal XVII secolo da un botanico abruzzese che così scrive a proposito delle erbe commestibili della regione che sarebbero state ignorate dagli autori latini e rinascimentali:
“... non di meno fosse insalata dalle piante, e dai rami di lei, mentre son teneri, bolliti però nell'acqua, ma con breve cottura, e mangiansi conditi con olio, con salse e con aglio pesto, e distemperate nell'aceto.
Usasi mangiare ancora in minestra né giorni magri, spartiti in minute particelle, e con herbette odorifere, con pepe e con succo di arancio conditi, e non tanto è grata accomodato in questa maniera quanto è rincrescevolo cotto in brodo di carne. L'insalata di quest'herba è una di quelle che si usano per saziarsene, per non haver poi a mangiar assai de' rimanenti cibi della cena, perché riempie lo stomaco, sazia e di facile digetione”.
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Preparazione e Conservazione
Una volta eliminata la parte vicina alle radici, si privano della terra lavandoli piu' volte e si lessano quindi in acqua bollente salata; giunti a cottura, si scolano accuratamente e si passano nell'acqua fredda (cosi' il colore restera' piu' brillante).
L'ideale per assaporarne al meglio il gusto e' quello di mangiarli conditi semplicemente con olio e limone; ma si possono anche unire alla pasta precedentemente lessata (ottimi in questo caso gli spaghetti), saltando il tutto in padella con dell'olio insieme ad una manciata di pinoli ed un'abbondante spolverata di parmigiano grattugiato.
Se non cucinata si conserva in frigorifero nel cassetto della verdura o in altro luogo fresco ed asciutto per non più di qualche giorno.
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Valori Nutrizionali per 100g
Calorie: 17 kcal
Grassi: 0.2 g
Carboidrati: 2.2 g
Proteine: 1.8 g
Fibre: 2.3 g
Acqua: 92.3 g

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Curiosità
In passato curiosamente veniva anche utilizzata come fonte di sodio.
Infatti, la combustione della pianta era uno dei principali metodi per ottenere il carbonato di sodio o soda.
Il composto alcalino veniva utilizzato per la lavorazione del vetro (queste piante venivano coltivate in piena Laguna, a Venezia, per dare la materia prima alle vetrerie della città, molto famose), per la produzione del sapone e per altri vari scopi. Dalle ceneri ricavate dalla combustione, si può ottenere soda in percentuale pari al 30%.

Fonti: cucina-naturale.it, Alimentipedia, Ricette e Cooking,Tuscia in Tavola

mercoledì 14 novembre 2012

Stagione di...Olive!

Sono arrivate le nostre Olive! La trovate 
al Mercato Laurentino, BOX N°2 ORTO DEL QUINTO
Siamo aperti da Martedì al Sabato dalle 7:30 alle 13:30 
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L'Italia è il secondo produttore in Europa e nel mondo di olio di oliva con una produzione nazionale media di oltre 464 000 tonnellate, due terzi dei quali extravergine e con ben 41 denominazioni DOP e un'IGP riconosciute dall'Unione europea.
Nel nostro piccolo abbiamo contribuito al numero raccogliendo a mano le olive dei nostri alberi!
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Raccolta a mano
Nel metodo piu’ diffuso della raccolta a mano, per gli alberi di medie o grandi dimensioni, si stendono delle grandi reti sotto l’albero ed in genere si utilizzano dei “pettini” con i quali letteralmente si accarezzano i ramoscelli, per far cadere le olive nelle reti o direttamente nel paniere, senza pero’ rovinare le olive ne’ la pianta.
Quando si sono fatte cadere tutte le olive mature dell’albero si raccoglie la rete.
Due raccoglitori prendono la rete dai due lati e la trascinano in modo da raccogliere tutte le olive al centro della stessa, si eliminano eventuali olive bacate o ramoscelli secchi che potrebbero trovarsi tra le olive appena raccolte, ed infine la rete viene sollevata ed il contenuto viene gentilmente lasciato cadere in una cassetta, generalmente in plastica, dove le olive resteranno fino al momento della molitura (non piu’ di 48 ore per un buon extravergine).
Dopo di che si portano le olive al frangitoio e si aspetta la venuta del proprio olio!
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Cucina
E in ultimo un consiglio per friggere le patatine, il pesce, le verdure, i dolci:
per ottenere i risultati migliori è bene friggerle più volte!
La prima, a bassa temperatura e pò più a lungo delle altre, per assicurarsi che siano cotte perfettamente all'interno.La seconda e la terza permettono di renderne croccante e asciutto l'esterno.
Buon Appetito!

giovedì 13 settembre 2012

Cucinare le...Cipolle Rosse!

Cucinare le Cipolle Rosse di Tropea! La trovate 
al Mercato Laurentino, BOX N°2 ORTO DEL QUINTO
Siamo aperti da Martedì al Sabato dalle 7:30 alle 13:30 
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Storia
Delle Cipolle abbiamo già parlato nei post precedenti.
La "Rossa di Tropea" è il nome dato alla cipolla rossa (Allium cepa) coltivata tra Nicotera, in provincia di Vibo Valentia, e Campora San Giovanni, nel comune di Amantea, in provincia di Cosenza, lungo la fascia tirrenica.
Fonti storiche attribuiscono al popolo dei Fenici l'introduzione di questa varietà di cipolla sulla fascia tirrenica meridionale della Calabria.
I Greci, poi, la commercializzarono nel mediterraneo, come testimoniano alcuni reperti archeologici ritrovati lungo la costa tirrenica intorno a Vibo Valentia.



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Cucina
Le particolari sostanze contenute nei suoli di questa zona la rendono dolce e dal gusto leggero e raffinato.
In cucina si usa nel soffritto o cruda nell'insalata, cotta per fare marmellate e gelato e la famosa Crostata di Cipolle Rosse, piatto tipico della zona di Tropea.
I bulbi più piccolini invece possono essere preparati per fare sottaceti.
Per preparala eliminate la parte esterna, di consistenza cartacea, e tagliate le estremità.
Non mettere le cipolle sotto l’acqua (rimedio usato per ridurre il bruciore agli occhi mentre le si taglia), poiché questo influisce negativamente sul loro sapore.
Possono essere conservate a temperatura ambiente, in un luogo fresco e asciutto, per 2-3 settimane circa fino a che non si presentino germogli.
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Proprietà
La Cipolla Rossa contiene vitamina C, ferro, vitamina E, selenio, iodio, zinco e magnesio.
Riassumiamo così le sue proprietà: 
1) Espettorante: lo sciroppo di cipolla con un po' di miele è un rimedio ideale per alcune affezioni respiratorie; i gargarismi con brodo di cipolla decongestionano invece la faringe e sono molto utili in caso di tonsillite.
2) Ipotensore, diuretico, depurativo: si consiglia a chi soffre di trombosi perché fluidifica il sangue e ne facilita la circolazione.
3) Tonificante dell'apparato digerente e dell'organismo in generale: aiuta la digestione e l'assimilazione del cibo, anche se è sconsigliata a chi soffre di iperacidità e di ulcera gastroduodenale persistente. Stimola la funzione metabolica e disintossicante del fegato e pertanto è consigliabile a che soffre di alcune malattie epatiche. Normalizza la flora intestinale e rallenta i processi putrefattivi che liberano sostanze tossiche legate al cancro del colon e del retto. Contiene enzimi che attivano il metabolismo e che stimolano la produzione del sangue (effetto antianemico), apportando ferro ed oligoelementi.
4)Vermifugo: è efficace contro gli ascari e gli ossiuri; in questo caso la cipolla deve essere consumata cruda.
5) Antibiotico: l'azione del suo succo, applicato esternamente, è stata dimostrata su vari batteri cause di infezioni della pelle.
6) Cosmetico: in uso esterno la cipolla stimola la crescita dei capelli, ammorbidisce e rende più bella la pelle, purifica le pelli impure con foruncoli e acne.
7) Ipoglicemizzante: per effetto della glucochinina abbassa il livello di glucosio nel sangue permettendo di ridurre le dosi di insulina o di farmaci specifici.
8) Lassativo: per gli olii contenuti i essa.
9) Afrodisiaco: l’ossido nitroso svolge un’azione preventiva contro l’impotenza e ha potere di stimolante sessuale, per questo, (almeno così è sostenuto da qualcuno), anticamente in Egitto si preparavano decotti di cipolla per stimolare la libido.
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Ricetta
Marmellata di Cipolle Rosse di Tropea
Ingredienti
1,2 Kg di cipolle rosse di Tropea 
200 ml di aceto di mele
250 g di zucchero bianco
250 g di zucchero di canna

Procedimento
Pulire le cipolle eliminando lo strato esterno di consistenza cartacea.
Scartare quelle non perfettamente integre.
Tagliarle a metà per il senso della lunghezza, eliminare la parte interna se di colore verde ed affettarle molto finemente.
Per la preparazione sarà necessario ricavare 1 Kg di cipolle al netto degli scarti.
Mettere le cipolle in un'ampia ciotola di vetro, unire l'aceto, mescolare e lasciar riposare per 4 ore coperto con uno strofinaccio.
Mescolare accuratamente con due cucchiai ogni ora circa.
Aggiungere i due tipi di zucchero, mescolare e lasciar riposare altre 4 ore, sempre mescolando ogni ora. Mettere le cipolle in una pentola di acciaio e farle cuocere a fiamma dolce, mescolando di tanto in tanto, per 30-40 minuti.
La marmellata deve risultare fluida, ma non troppo acquosa.
Appena è pronta metterla nei vasi ben puliti, chiuderli con capsule nuove e ribaltare i vasetti in modo che avvenga il processo di autosterilizzazione.
Lasciarli capovolti finché non si saranno raffreddati.
Quando si ribaltano dovranno aver formato il vuoto.
Se così non fosse procedere con la sterilizzazione in pentola.
Avvolgere i vasi con degli stracci puliti, metterli in una capace pentola in modo che non si muovano ed unire acqua fredda fino ad averne almeno una decina di centimetri sopra i vasi. Mettere sul fuoco e far bollire per 30 minuti calcolati da quando l'acqua comincia a bollire vistosamente.
Trascorso il tempo indicato spegnere il fuoco e lasciare i vasetti a raffreddare nell'acqua. Conservare in luogo fresco e asciutto, possibilmente al buio. 
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Curiosità
Piantata e raccolta proprio come una volta, oggi è lavorata dalle donne che la strappano dal terreno, la privano di gambo e radice e la sistemano nei grossi sacchi di corda da 10 chili. Oppure viene appesa dopo aver realizzato le famose "trecce", fatte con gambi già essiccati al sole: entrando nella zona di Capo Vaticano, non è difficile scorgerle a decoro di balconi, addobbati come giardini fioriti.




La Cipolla
"Io ho cantato quanto esiste, cipolla,
ma per me tu sei
più bella di un uccello
dalle penne abbaglianti,
sei per i miei occhi
globo celeste, coppa di platino,
danza immobile
di anemone niveo,
e vive la fragranza della terra
nella tua natura cristallina"
Pablo Neruda

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Fonti: alimentipedia, ricetta, tropeaperamore

giovedì 6 settembre 2012

Stagione di...Zucche!

Cucinare le Zucche La trovate 
al Mercato Laurentino, BOX N°2 ORTO DEL QUINTO
Siamo aperti da Martedì al Sabato dalle 7:30 alle 13:30 
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Storia
Il dizionario fa derivare il termine "zucca" da "cocutia" ("testa"), poi trasformato in "cocuzza", "cozuccae" e, infine, zucca.
La zucca, appartiene alla famiglia delle Cucurbitacee, ed è molto varia per forma, fusto, colore e dimensioni del frutto e del seme.
E' originaria dell'America Centrale: i più antichi semi, infatti, sono stati ritrovati in Messico e risalgono al 7000 - 6000 A.C.
In Nord America la zucca era un alimento base della dieta degli Indiani sin dagli anni precedenti lo sbarco dei pellegrini sulla costa atlantica.
I primi coloni impararono dagli Indiani a coltivare le zucca che, insieme alla patata e al pomodoro, è stato uno dei primi ortaggi importati in Europa dopo la scoperta dell'America.
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Varietà
Le varietà più conosciute sono:
 La Cucurbita maxima (zucca dolce), la zucca per eccelenza, appiattita all'apice, ha buccia spessa verde con striature longitudinali.
A questa specie appartengono:
- zucca a turbante: dal grosso frutto costituito da una cupola di colore scuro avente una calotta sporgente e costoluta di un colore rosso-arancio intenso. E’ largamente coltivata nell’Italia centrale e meridionale.
- Zucca grigia di Bologna: ottima per preparare marmellate.
- Zucca marina di Chioggia: ha un fusto molto lungo, frutto tondo e molto grosso schiacciato ai poli e dagli spicchi molto pronunciati di colore verde e polpa gialla-arancione.
- Zucca gialla mammouth: con frutto enorme avente costole molto pronunciate e schiacciato ai poli, con polpa gialla dolciastra;
e la
 La Cucurbita moschata (zucca torta o zucca pepona)di forma allungata, cilindrica e rigonfia all'estremità. A questa specie appartengono:
- Zucca piena di Napoli: avente foglie verdi con chiazze grigie, frutto allungato e cilindrico con estremità ingrossata e appena ricurvo, e buccia gialla-rossastra con polpa gialla e dolce.
Infine
La Cucurbita melanosperma (o ficifoli) cresce allo stato spontaneo nell'Asia orientale, è originaria del Messico, ed è anche detta Zucca spaghetti in quanto la sua polpa, in cottura si spappola in filamenti che assomigliano ai capelli d'angelo, i quali si condiscono proprio come gli spaghetti.
Al nostro banco troverete le zucche ornamentali (specie Lagenaria), che a maturazione avvenuta risultano avere poca polpa ma durissima come la buccia, e se essiccate, risultano cave abbastanza da contenere dei liquidi; nei tempi antichi, infatti con queste zucche si ricavavano dei comodi contenitori per l’acqua o il vino.
- Ecco come essicarla per realizzarne contenitori
-Quì trovate invece una serie di ricette da fare con la Zucca 
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Cucina e Conservazione
Tra i piatti più famosi troviamo il risotto alla zucca, i tortelli, gli gnocchi, le passate, marmellate e composte, ma la zucca si presta anche ad esser messa nel minestrone e negli umidi.
La zucca intera può essere conservata in ambiente buio, fresco e asciutto anche per tutto l’inverno; la zucca in pezzi invece, si conserva in frigorifero, avvolta nella pellicola trasparente e va consumata velocemente poiché tende a disidratarsi.
La sua polpa può essere anche congelata, meglio se preventivamente sbollentata.
Se avete conservato i semi della zucca, potete lavarli accuratamente sotto acqua fresca corrente e togliere tutte le parti filamentose.
Coprite una teglia con carta da forno, mettetevi i semi di zucca, salateli e fateli tostare nel forno a 200°C fino a quando saranno ben dorati.
Sono squisiti e ricchi di acidi grassi essenziali, omega-3 e omega-6, vitamine B ed E e minerali.
La zucca si può mangiare a crudo secondo questa ricetta:
Insalata di zucca e miele zucca
Ingredienti
300gr di zucca, 1 rapa, 2 mele, 3 o 4 cucchiai di miele
Procedimento
Tagliate la zucca cruda a pezzetti, mescolatela con il miele e lasciatela riposare 35/40 minuti. Aggiungere le mele e la rapa a cubetti, mescolare bene.
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Proprietà
Come ogni ortaggio e ogni frutto di colore giallo - arancione, la zucca è particolarmente ricca di vitamina A, di minerali quali il potassio, il calcio e il fosforo e di molte fibre. Contiene, inoltre, tanta vitamina C e betacarotene.
La zucca è indicata nella prevenzione dei tumori e per mantenere un corretto equilibrio idrico dell'organismo e delle mucose.
La polpa tritata può essere usata anche come lenitivo per infiammazioni cutanee, mentre la buccia può essere usata per piccole scottature.
I semi sono utili per prevenire e sostenere la terapia contro disfunzioni a livello delle vie urinarie.
Aggiunto al latte o al succo di frutta, l'estratto di zucca è indicato nel controllo delle nausee mattutine, dei disturbi gastrici e prostatici.
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Curiosità
Perchè la zucca è il simbolo di Halloween?
Il simbolo universale di Halloween è la zucca intagliata con la faccia.
Deriva da una leggenda che parla dell'incontro fra un uomo e il diavolo.
Un irlandese ubriaco di nome "Stingy Jack" vendette l'anima al diavolo per pagare i suoi debiti di gioco. Lo incontrò nella notte di Halloween e gli offrì da bere.
Il diavolo accettò a condizione che Jack pagasse.
Dopo aver bevuto Jack mise in dubbio che il diavolo fosse in grado di trasformarsi in qualsiasi cosa volesse.
In questo modo lo imbrogliò e lo fece trasformare in una moneta per pagare la bevanda. Prima che il diavolo riuscisse a riprendere la sua forma normale Jack prese la moneta e la mise in tasca vicino alla croce d'argento per impedirgli di ritornare come prima.
Per liberarsi il diavolo fece un accordo, promettendo a Jack che l'avrebbe lasciato in pace per un anno se lo liberava.
Jack acconsentì pensando che avrebbe avuto tutto il tempo per cambiato vita e che il diavolo l'avrebbe allora lasciato in pace.
Ma poi non si curò della sua risoluzione né di sua moglie, né dei poveri e non andò mai in Chiesa, come aveva pensato.
Così che il diavolo ritornò l'anno successivo a Halloween per prendersi Jack.
Ma anche questa volta Jack riuscì con uno stratagemma a ingannare il diavolo, facendogli promettere di lasciarlo in pace per dieci anni. Ma l'anno dopo morì.
Gli fu negato l'accesso al paradiso, e così si diresse verso l'inferno.
Ma il diavolo, furioso della sconfitta subita, gli impedì l'accesso al regno delle tenebre e lo spedì sulla terra a peregrinare come un' anima in pena poiché l'aveva ingannato.
Mentre Jack vagava nelle tenebre per la terra cercando un posto per riposare, mangiò una rapa.
Il diavolo gli lanciò un pezzo di carbone ardente dalle fiamme dell'inferno; Jack, disperato per la sua ricerca, prese il carbone e lo mise nella rapa per illuminare il suo cammino.
Da allora, quando si vedono i fuochi fatui nelle zone paludose, c'è l'usanza di dire che sia Jack con la sua lanterna ("Jack-O-Lantern") alla ricerca di un luogo di riposo.
Più tardi la rapa fu sostituita dalla zucca.
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Fonti: giallozafferano, alimentipedia, halloween,